TERAPIA della DE

TERAPIA della DE 2018-06-15T12:12:49+00:00

TERAPIA della DE

TERAPIA della DE

La terapia di prima linea prevede innanzitutto l’identificazione e la rimozione di tutte le condizioni a rischio per la salute sessuale ovvero abitudini di vita scorrette, eccessi alimentari, abuso di sostanze stupefacenti o medicinali che comportino effetti collaterali deprimenti la funzione erettile.

Il corretto approccio terapeutico sarà quello di correggere o curare tale malattia fino a ottenerne un soddisfacente compenso.

Tuttavia, nella maggioranza dei casi, tuttavia non risulta possibile riconoscere una sicura causa di DE, così lo specialista è costretto a proporre una terapia sintomatica che permetta al paziente di ottenere erezioni valide.

Gli inibitori selettivi delle fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5i)  costituiscono il caposaldo del trattamento di prima linea della DE.

Tali farmaci agiscono a livello periferico (cioè direttamente nel pene) e migliorano l’afflusso e l’intrappolamento del sangue all’interno dei corpi cavernosi (le strutture erettili del pene).

Importante sottolineare come, attraverso il potenziamento della dinamica fisiologica dell’erezione, agiscano solo in presenza di un adeguato stimolo sessuale: ciò si traduce in una ottima accettazione da parte del paziente e della partner. Le molecole attualmente in commercio sono il Sildenafil, Vardenafil, Tadalafil ed Avanafil.

Queste pillole vanno assunte “al bisogno” ossia circa 40-60 minuti prima del rapporto sessuale ed il loro effetto si esaurisce nelle successive 4 ore circa.

Da questo punto di vista, si distingue Tadalafil, che ha una emivita molto più lunga.

L’efficacia di questa categoria di farmaci è molto buona: circa il 70% di tutti gli uomini affetti da DE di ogni grado, risponde positivamente agli inibitori selettivi delle PDE5.

Tuttavia vi sono forme di DE che non rispondono alla terapia orale, questi casi riguardano i pazienti affetti da disturbi “organici severi”, in particolare i soggetti con gravi disturbi vascolari oppure i pazienti sottoposti a interventi chirurgici demolitivi (in genere necessari per asportare un tumore) che hanno comportato l’interruzione dei circuiti nervosi necessari a innescare l’erezione (asportazione della vescica o del retto, asportazione allargata della prostata).

In questi casi generalmente si propone come trattamento di seconda linea le iniezioni intracavernose di sostanze vaso-attive (prostaglandina E o papaverina).

I corpi cavernosi sono le strutture funzionali erettili del pene che vengono facilmente raggiunti utilizzando aghi corti e sottili (come quelli per l’insulina) ed iniettando la parete laterale del pene.

Il paziente viene istruito all’uso corretto del farmaco dallo specialista e, generalmente, sono sufficienti poche sedute ambulatoriali a individuare la dose di farmaco adatta allo specifico caso e a rendere il paziente autonomo per iniziare la terapia domiciliare.

La scelta delle iniezioni intracavernose è di certo una soluzione più invasiva ma molto efficace (risposta completa in oltre l’80% dei pazienti) e risulta indicata in quella percentuale di pazienti affetti da DE che non possono beneficiare della terapia orale, o perché a loro preclusa (cardiopatici che assumono nitrati, infartuati recenti) o perché risultati non-responsivi (circa il 30%).

In alternativa, la prostaglandina può essere utilizzata nella formulazione in crema intrauretrale: il farmaco, mediante apposito applicatore, viene inserito all’interno del meato uretrale e poi assorbito attraverso al mucosa.

Recentemente, l’utilizzo delle onde d’urto a bassa intensità (Li-SWT – Low intensity Shock Wave Terapy) per la cura del deficit erettivo sta mostrando buoni risultati anche nei pazienti “difficili” ovvero pazienti con note comorbidità che influiscono negativamente sulla qualità delle erezioni (cardiopatie, diabete) e con storia di progressiva e mancata risposta ai comuni farmaci utilizzati nella terapia del deficit erettile.

Anche la principale associazione europea di urologia (EAU – European Association Urology) riconosce l’efficacia della procedura sia nei pazienti che traggono giovamento dalla terapia farmacologica orale che nei pazienti che manifestano una progressiva mancanza di risposta a tali farmaci.

La terapia ad onde d’urto stimola nel tessuto cavernoso la creazione di nuove reti di vasi sanguigni. L’onda d’urto proviene da un apposito generatore il quale è collegato a un applicatore dedicato (manipolo) dotato, alla sua estremità, di una testina in gomma. Mantenendo il pene in leggera trazione, il manipolo viene posizionato sulle zone da trattare. Il trattamento, della durata di circa 15-20 minuti, è sicuro, privo di effetti collaterali e non necessità di premedicazione o anestesia e il paziente può tornare tranquillamente alle sue attività quotidiane senza alcuna preoccupazione.

Possono bastare poche sedute per ottenere un ripristino adeguato della funzionalità erettile così come una migliore risposta alla terapia farmacologica.

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