Curvatura congenita del pene

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Curvatura congenita del pene 2019-02-26T14:24:13+00:00

Frequenza e presentazione

La curvatura congenita del pene è una patologia relativamente rara, interessando meno dell’1% della popolazione maschile; la forma più frequente è quella ventrale, che insieme a quella dorsale, rappresenta oltre il 70% dei casi, anche se non sono del tutto infrequenti quelle laterali o combinate.

Tale condizione è determinata da uno sviluppo asimmetrico dei corpi cavernosi (le strutture spugnose che, riempiendosi di sangue, consentono l’erezione) che comporta la deviazione dell’asta verso la porzione meno sviluppata.

Nel caso specifico delle curvature ventrali, un’altra causa (meno frequente) potrebbe essere un anomalo sviluppo dell’uretra che, risultando insufficientemente elastica, comporterebbe la trazione del pene verso il basso in fase di erezione.

Riconoscimento della curvatura congenita del pene

L’incurvamento si manifesta esclusivamente durante l’erezione, non è associato a dolore e lo si può riconoscere sin dai primi anni di vita ad esempio in occasione delle erezioni spontanee che si manifestano al risveglio mattutino.

Tuttavia, la diagnosi viene generalmente fatta in epoca post-puberale (15-16 anni), quando il paziente, in virtù di erezioni più frequenti e vigorose, riconosce il problema e si reca a visita.

E’ indispensabile eseguire fotografie del pene eretto in diverse proiezioni che illustrino in modo chiaro l’entità della curvatura. Le fotografie possono essere eseguite a casa dal paziente stesso oppure in ambulatorio dopo stimolazione farmacologica locale.

Un’anamnesi corretta è sufficiente per porre diagnosi di curvatura congenita, differenziandola dalle curvature acquisite attribuibili quasi esclusivamente all’Induratio Penis Plastica; nei casi dubbi e nelle curvature ventrali, la diagnosi può essere integrata con una ecografia peniena (eventualmente con iniezione di farmaci vasoattivi) al fine di escludere  la presenza di eventuali placche fibrose dell’albuginea (la membrana che copre i corpi cavernosi) e per confermare o escludere la presenza di tessuto fibroso tra i corpi cavernosi e l’uretra sottostante.

Sarà compito dello Specialista valutare il reale grado di curvatura e indirizzare verso una possibile correzione chirurgica.

Infatti, non sempre questa condizione richiede un intervento correttivo: solo le curvature maggiori, superiori a 30-40°, potranno rappresentare in seguito un ostacolo all’attività sessuale del giovane. Inoltre, non devono essere sottovaluti gli aspetti psicologici correlati alla curvatura, che possono determinare conseguenze negative sull’auto-stima di molti soggetti cui viene minata la capacità di confrontarsi con altri maschi e che possono condurre ad un isolamento progressivo e al rifiuto delle occasioni di intimità con il sesso femminile.

Una volta stabilita la necessità di correggere l’incurvamento, la soluzione sarà esclusivamente chirurgica.

Quando è consigliabile correggere la curvatura congenita del pene

Si ritiene che l’età più appropriata per l’intervento è quella che precede l’inizio dell’attività sessuale (16-18 anni): questo, per prevenire le possibili implicazioni psicologiche.

Molto importante è il counseling che precede l’intervento in cui si descrivono con chiarezza le diverse tecniche disponibili, nonché le prevedibili sequele ed infine le possibili complicanze.

Le tecniche chirurgiche più comunemente impiegate, proposte sin dagli anni ’60 del secolo scorso, prevedono l’accorciamento della parte convessa del pene attraverso delle “plissettature” dell’albuginea dei corpi cavernosi e successiva asportazione del tessuto ridondante oppure una sua semplice introflessione con affossamento.

E’ indispensabile che il paziente sia consapevole del fatto che, al di là della tecnica eseguita, la lunghezza del pene sarà ridotta ma, generalmente, i soggetti affetti da curvatura congenita del pene, presentano dimensioni genitali superiori alla media, per cui l’accorciamento post-operatorio di 1-2 cm., non comporta significative ricadute sulla propria immagine corporea.

Al fine di evitare un esito post-operatorio invalidante, nel caso (raro) in cui una curvatura di grado severo si associ ad un pene poco sviluppato, si può ricorrere ad una tecnica mista con parziale accorciamento del lato lungo, associato ad allungamento del lato corto.

Si tratta di una soluzione più complessa che richiede l’utilizzo di innesti liberi che vengono inseriti nel lato più corto dell’asta. Il materiale per gli innesti può essere prelevato dal paziente stesso (vena, mucosa buccale, ecc) oppure essere costituito da materiale biologico animale, opportunamente preparato.

Infine, nei casi di curvatura ventrale conseguente a incompleto sviluppo dell’uretra, l’intervento prevede la liberazione delle aderenze createsi tra l’uretra stessa e la porzione ventrale dei corpi cavernosi, rimuovendo eventuale tessuto cicatriziale (chordee); a seguire, con un secondo intervento, sarà necessario riconfigurare il tratto finale dell’uretra.

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